2 Cents è una rubrica che raccoglie tutte le domande non richieste e quelle che, da bassisti, sperate di non sentirvi mai chiedere.
Nella seconda puntata ho interrogato Paul Del Bello, bassista e cantante nei Dobermann. Lacca e pettine a denti stretti: un vero bassista non si perde nel mix, ‘cotonizza’ il suono, aggiungendo volume.

PARENTAL ADVISORY ⚠️ EXPLICIT CONTENT: tutte le informazioni qui sotto riportate sono puramente illustrative e riflettono opinioni personali. La realtà che stai leggendo potrebbe essere solo frutto di un’illusione. Pillola rossa 🔴 o pillola blu 🔵? Ciò che credi di sapere è un inganno… il basso non esiste davvero (o forse sì?)
Track 1. Presentazione
Ciao bassista! Presentati e raccontaci qualcosa su di te: in che gruppi militi? Porti avanti dei progetti personali come ad esempio un podcast oppure crei contenuti per Youtube e/o altri social?
Ciao Susanna. Mi chiamo Paul, da oltre 15 anni canto e suono il basso nei Dobermann, la migliore rock band del pianeta. Prima di questo ho trascorso lunghi anni in tour e suonato su diversi dischi con Adam Bomb, asso della chitarra NewYorkese. Infine porto avanti da anni una community YouTube e Facebook dedicata al basso elettrico, dove ho realizzato centinaia di video sugli argomenti più disparati relativi a questo fantastico e misterioso strumento musicale. Insomma, mangio, bevo e respiro basso.
Come ti sei avvicinato al basso elettrico?
Incontro fortuito ma inevitabile. Da qualche parte negli anni ’90, qualcuno mi passò una VHS duplicata, con sopra un’etichetta che diceva “Guns N’Roses – Live in Tokyo 1992″. Avevo sentito parlare di questa band ma non li avevo mai visti in azione.
La figura di Duff McKagan mi colpì immediatamente. Non tanto per la musica – non sapevo nemmeno bene cosa fosse il basso – ma per il personaggio: il ciuffo di traverso, le braghe aperte e la sigaretta in bocca. Mi sembrò di capire che quell’aspetto spavaldo e trasandato aveva in qualche modo a che fare con lo strumento che suonava, un Fender ad altezza ginocchia con l’adesivo ‘No Fear’. Mi sembrò subito una cosa adatta a me. Ai tempi strimpellavo la chitarra con qualche amico ma non avevo veramente idea di quello che facevo, avevo questo vago interesse per la musica e stavo ancora cercando di connettere con qualche mio simile. Qualche mese più tardi, arrivò il colpo del destino: il bassista della band con cui suonavo non si presentò alle prove. Il basso lo lasciava ovviamente in sala prove, così lo presi in mano, e da qualche parte, qualcosa fece ‘clic’.
È davvero mai troppo tardi per prendere in mano un basso e cominciare a suonare?
Non è mai troppo presto nè troppo tardi. Con il basso sopratutto, che è uno strumento relativamente semplice e che dà soddisfazione anche a chi ha poca esperienza. Ci sono molte persone sul mio canale YT che ci tengono a dirmi che hanno cominciato o anche ricominciato a suonare ben oltre i 60 anni grazie ai miei video. Insomma se ci è riuscito Homer Simpson, può riuscirci chiunque.
Ti reputi un chitarrista mancato?
Direi di no. Ho suonato la chitarra per diversi anni ma non è mai scattata la scintilla. Non sono mai stato attratto dai “guitar hero”, per me la chitarra è sempre stata funzionale allo scrivere canzoni, cosa che faccio ininterrottamente da oltre 30 anni. Mi piace la chitarra acustica, la uso tutt’ora principalmente per comporre, ma per me la vera connessione è arrivata quando ho suonato per la prima volta la corda di MI in quello scantinato. Inoltre la chitarra richiede un sacco di manutenzione, devi stare lì tutto il giorno a esercitarti, cambiare le corde, strumentazione, ricercare il suono, gareggiare con gli altri chitarristi… no grazie.
Spesso il basso elettrico viene considerato uno strumento invisibile: etichettato come il “fratello sfigato” della chitarra, quello meno interessante e che nessuno nota, ma di cui tutti sentono la mancanza quando sparisce. Uno stereotipo a cui siamo fin troppo abituati. E’ veramente così?
Per un ascoltatore inconsapevole è molto probabilmente così. Per me le note del basso sono come gli aromi del vino: devi avere un minimo di consapevolezza e un palato ‘allenato’ per poter riconoscere i sapori e imparare a distinguerli da quelli cattivi. Nessuno ha mai buttato giù un bicchiere di Amarone per la prima volta dicendo: “ah sì, sento chiaramente le note di fiori secchi e tabacco”. Ci vuole un minimo di “allenamento”. Altrimenti va a finire che tiri giù, senti l’alcool, ma non lo assapori, così fondamentalmente non lo distingui dal Tavernello. Col basso è lo stesso, devi capire dove andare a cercare. Io stesso ho impiegato anni a capire come individuarlo e cosa veramente può portare alla canzone. Certo, si può benissimo fare buona musica anche senza basso o con un basso mediocre, per carità. Però soprattutto nel rock, decreta la differenza tra una buona band e una superlativa. In sintesi il basso può trasformare un vino buono in uno eccezionale. Con il tempo ho realizzato che quasi la totalità delle band che per me sono state significative, ha qualcosa di interessante nel dipartimento bassistico. Solo che prima non capivo esattamente di cosa si trattasse. Ora lo so, e sono talmente ‘assuefatto’ che non riesco più ad ascoltare una band se non ha un basso interessante, mi annoia, non posso farci niente. Skip!
Bassista che ti ha ispirato a suonare?
Duff McKagan, primo amore. Era il mio preferito quando non sapevo nemmeno la differenza tra un basso e una chitarra. Dopo 30 anni di album , studi e concerti, ho concluso che è ancora lui il migliore. Tono, attitudine, composizione, tutto. E’ veramente l’arma segreta del sound dei Guns N’Roses e Velvet Revolver, e ha fatto anche degli ottimi lavori da solista. Subito dietro Lemmy, Gene Simmons, e poi Justin Chancellor.
Il mondo visto dal basso è sottosopra?
Macchè , sono tutti gli altri che sono pazzi.

Track 2. Domande da incubo
Il basso si sente?
Mai abbastanza, alzate pure il volume senza pietà!
Ti è mai capitato di non sentirti durante una live?
Succede ogni tanto, ma nei Dobermann, essendo anche cantante, la mia priorità è quella di cercare di finire lo show senza morire e senza perdere la voce, per cui spesso devo dare la precedenza allo strumento più delicato, le corde vocali. Se il basso è troppo forte sul palco non capisco più cosa canto.. è una danza infernale, sempre sull’orlo del baratro. Col tempo sono arrivato alla conclusione che se non si sente sul palco non si sente neanche fuori. Per ricordarmelo ho scritto un reminder bello grosso sulla testata, così mi ricordo di questo concetto, e mi regolo di conseguenza.
Hai dato nomi ai tuoi bassi?
No, non sono decisamente un maniaco della strumentazione. Li tratto piuttosto male, li prendo a pugni durante lo show, faccio pochissima manutenzione, gli dò poco amore, sono tutti maltrattati, scorticati e un po’ ammaccati, come me. Si sentono anche soli. Ebbene sì, sono un mostro.
4 o 5 corde?
4 corde tutta la vita. Il 5 corde non riesco a suonarlo, mi confonde. E 6 sono troppe. ma ammetto di essere un grande appassionato di bassi a 8 o 12 corde. Ho uno Schechter a 8 corde che ho comprato 2 anni fa, non so come io abbia fatto a sopravvivere per tutti questi anni senza un basso a 8 corde, è veramente una gioia da suonare. Comunque sono cori di corde, per cui conta sempre come 4 corde. 4 è il numero Perfetto!
A Jaco ne bastavano 4?
A Jaco ne bastavano 4 perchè lui ‘sapeva’. non aveva certo bisogno di andare a tentativi come noi poveri stupidi. Avrebbe fatto suonare anche un pezzo di legno marcio con un laccio di scarpe teso sopra. Quando hai la musica nel DNA e ne conosci il funzionamento, lo strumento è solo un’estensione della tua anima, poco importa cosa tieni in mano. Sono fermamente convinto che il talento vero ce l’hai anche a 5 anni, e che provenga da uno dei cicli precedenti. Non so spiegarmi in altro modo i vari Mozart e Michael Jackson. Una vita sola non è abbastanza per imparare quelle cose.
Oltre quante corde un basso diventa una tangenziale?
La risposta è che bisogna avere 4 corde e usarne solo due. A Mark Sandman ne bastavano due o anche una. Tutto il resto è opzionale.
Tecnica o sentimento?
Tutti e due. Pugno di Ferro e guanto di velluto.
Queste due dimensioni complementari [tecnica e sentimento] possono coesistere in un’esecuzione musicale, o il loro incontro creerebbe una sorta di ‘singolarità’?
Il meglio è quando le hai entrambe. Diciamo che la parte istintiva è quella che prediligo, però un po’ di tecnica e di mestiere non possono che fare bene a chi già ha un buon senso della musica, anche perchè con l’età perdi fisiologicamente un po’ di grinta, per cui sarà meglio che tu abbia qualcosa di dannatamente buono con cui compensare.
Ma la tecnica è FREDDEZZA? Prendiamo come esempio un John Myung nei Dream Theater, lo consideri un tipo freddo e calcolato?
Non credo le scelte stilistiche di band come i DT siano dettate da una presunta “freddezza caratteriale” o come preferisci chiamarla, ma piuttosto da un’abilità tecnica e conoscenza musicale avanzate. Se conosci davvero bene il tuo strumento penso sia difficile trovare emozionante suonare pentatoniche tutto il giorno…
Il bassista è il serial killer della musica? Un po’ alla Christian Bale in American Psycho?
Ma no anzi, spesso il bassista è il tranquillone della band. Secondo me suonare il basso è anche una cosa caratteriale. Per stare su quei suoni e su quelle note devi avere un certo tipo di orecchio e di carattere. A meno che non tu debba anche cantare. In quel caso sì, si diventa pazzi. Cantare e suonare il basso insieme è un girone dantesco, una punizione divina. A Sting per poco non veniva un esaurimento nervoso a dover star dietro a Stewart Copeland!
A tal proposito: bassista più FREDDO/A in assoluto?
John Entwistle. Un personaggio che mi ha sempre fatto scompisciare. Keith Moon che si agita come un pazzo, Pete Townsend che mùlina le braccia, Roger Daltrey che non sta fermo un secondo.. e in mezzo a tutto questo caos infernale, Entwistle, fermo immobile a fissare il vuoto con lo sguardo assente, mentre tira fuori una valanga di suono devastante muovendo appena le dita. Sembra una caricatura, andate a vedervi I The Who a The Smother Brothers Comedy Hour‘ in 1967, la batteria salta letteralmente in aria per un effetto scenico sfuggito al controllo e John si muove appena di mezzo passo. Fortissimo!
Quello/a invece più HOT?
Senza dubbio, Cassandra Wong!

Basslines: less is more?
Sì e no. Dipende da cosa intendi per LESS. Ci sono bassisti come Ian Hill che non fanno mai niente per 35 album e poi c’è Les Claypool che non sta mai zitto un secondo. Diciamo che è bene fare poco per il 70% del tempo, ma nel restante 30% devi tirar fuori qualcosa di interessante, se no tanto vale mettere un Octaver alla chitarra e risparmiare uno stipendio. Il basso rende tutto piu’ interessante. Le band che mi emozionano hanno sempre un bassista che spinge, che porta dei riff, dei lick, o che ha un suono caratteristico che dà qualcosa alla band.
Plettro o dita?
Plettro a tutto spiano! Dita solo se sono dei badili e se ti chiami Geddy Lee!
Bassi acustici: opinioni …
Belli nel contesto acustico. Lo sapevi che sul primo disco degli Alice in Chains, Mike Starr ha doppiato tutte le sue tracce anche con un basso acustico per dargli un po’ di grinta in più? Bei tempi quando i dischi si facevano per davvero e si aveva un sacco di tempo per sperimentare …
Suono naturale o pedali?
Per me nel rock suono naturale se hai un ampli come si deve. Se sei uno di quei barbari che suonano senza ampli allora meglio i pedali. Però qualche chorus e qualche delay ogni tanto li metto anch’io, con grande soddisfazione.
Si cucca suonando il basso? [Mi hanno detto di no]
Dipende, se sei Peter Steele cucchi anche suonando il triangolo.
Bassiste donne: hanno una marcia in più tipo 4×4 a trazione integrale o hanno solo due ruote motrici ?
I miei modelli sono tutti uomini. Pero’ una bassista donna sul palco porta la magia. Tra le nuove leve segnalo Kinga Głyk, bassista polacca a dir poco eccezionale, ogni volta che la sento suonare mi viene voglia di smettere…
4 aumentata o 3 naturale?
Tra tutti gli intervalli, terza naturale è quello che mi irrita di più. Mi fa venire in mente il coro degli alpini alla sagra della melanzana. Quarta aumentata.
Quanto incidono i materiali sulla qualità del suono ad esempio i legni o la tipologia di metallo che compone le corde?
Di materiali so veramente poco. Quello che so è che il jazz bass che ho comprato nuovo nel 2002 ha cambiato completamente suono col tempo. Se il legno è buono e invecchia bene, il timbro ne guadagna. Lasciate perdere i bassi di compensato, spendete un po’ di soldi e prendete un bel pezzo di legno!
A proposito di corde, sono come la pasta, lisce o rigate… tu di che team sei, flatwound o roundwound?
Decisamente roundwound , le flat le uso sul fretless ma quando plettro voglio sentire il basso che digrigna i denti. Uso esclusivamente DR Hi Beam o Pure Blues.
Marca di basso preferita ?
Fender P è quello che preferisco ma Fender Jazz è quello che prenderei se potessi salvarne solo uno. Con quello fai davvero tutto. Ultimamente ho preso un paio di Schecter e devo dire che non sono niente male. Pero’ so che è un’infatuazione temporanea. Preferisco i bassi passivi, bassa manutenzione, massima resa.
Marca di basso più odiata ?
Lo stramaledetto Gibson Thunderbird. E’ il basso esteticamente più bello che esista, ma ha una forma per cui non riesco ad appoggiare la mano per plettrare come si deve. Inoltre gli mancano completamente le medio basse, l’ultima volta che ne ho suonato uno in tour con Adam Bomb avevo l’ampli a 10 e comunque, non riuscivo a sentire quello che stavo suonando. Fa un gran casino ma gli manca la spina dorsale. Evito di citare il famoso manico sbilanciato, non spariamo sulla croce rossa!
Setup perfetto ?
P bass dentro Ampeg SVT Classic o Fender Bassman col volume a 10 e un fonico che non scassa il c***
Cosa NON SOPPORTI nel magico mondo del basso elettrico?
Nel MIO mondo del basso elettrico non sopporto il fatto di non aver ancora trovato un amplificatore che mi faccia davvero sentire a casa. Ne ho provati tanti ma ancora non ci siamo. E’ una cosa orrenda, non ci dormo di notte, ma è così. La ricerca continua!
Track 3. Futuro del basso elettrico
Nel corso degli anni ci siamo interrogati sempre di più sul ruolo del bassista e sulla sua utilità… in effetti siamo qui a chiederci: il bassista è anche UTILE?
Certo che è utile, è quello che più si dà da fare a scaricare il furgone. Inoltre ha un sacco di tempo libero perchè puo’ anche non esercitarsi, quindi puo’ fare grafiche, organizzare concerti, cambiare la carta igenica, e via dicendo..
Con l’evoluzione delle tecnologie digitali e dei sistemi di produzione musicale il bassista si è visto lentamente affiancare o sostituire da alcune soluzioni tecniche come backing tracks, sequencer, plug-in, groovebox e loop station. Nonostante ciò i bassisti non hanno smesso di esistere. In your opinion come cambierà o si evolverà la figura del bassista?
Altrochè, si è evoluta fin troppo. Ci sono dei bassisti fenomenali. Ormai c’è gente talmente brava a suonare che va in tour solo con basso e batteria… qualche giorno fa ho guardato un concerto di Mohini Dey, è una musicista impressionante, ma onestamente non capisco niente di quello che fa. Io sono vecchia scuola, basso, chitarra e batteria sono il minimo sindacale!
AI [no, non mi sono pestata un dito] sì oppure no? E’ uno strumento utile al bassista che può aiutarlo ad alleggerire il carico di lavoro oppure solamente una minaccia che ci cancellerà tutti dalla faccia della terra?
Sicuramente finirà col cancellare tutti dalla faccia della terra, per fortuna. Ma prima che questo succeda non vedo grossi pericoli per chi fa il musicista davvero. Il 90% di ciò che ascoltiamo tutti i giorni è prodotto “in serie” da pochi professionisti del mestiere, quindi non è che ci sia una gran differenza nel farla con l’AI, a questo punto… sicuramente toglierà del lavoro ai musicisti dozzinali, ma il gruppo punk rock che suona nel locale marcio è una cosa insostituibile grazie a dio. Chi fa musica per davvero lo fa per conoscere sè stesso, la musica parte dall’anima, non dalle dita. Anzi, paradossalmente, spero che l’overdose di perfezione che ci aspetta grazie a tutti questi trucchi tecnologici, riporti le band a fare musica imperfetta.
Tra groove umano e AI generativa, chi ha davvero il controllo del basso?
Non so onestamente cosa risponderti. Quando è uscito Future Nostalgia di Dua Lipa, ho lodato e commentato per mesi l’eccezionale lavoro bassistico sul disco, poi ho scoperto che era tutto programmato…
Track 4. Saluti
Saluta i nostri lettori e lascia un consiglio per tutte le nuove leve che vogliono avvicinarsi al basso elettrico
Cominciate presto e studiate un po’ di teoria. Vi semplificherà la vita. Comprate un bel basso vintage e uno moderno. Suonate solo quello che ‘sentite’, e ascoltate i Dobermann. Ciao!
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