[ITA/EN] Intervista ai Dawn of a Dark Age: ‘Ver Sacrum’ tra musica estrema e storia

Ho incontrato Vittorio Sabelli per parlare della sua ‘Tetralogia della Memoria’, un percorso in cui tradizione e musica estrema si fondono per restituire voce al popolo dei suoi antenati.

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[ITA] Ciao Vittorio e benvenuto tra le pagine virtuali di Bass Groupie. Nasci come clarinettista, strumento di cui sei anche docente, vanti inoltre una certa esperienza in ambito jazz. Si direbbe il profilo di un tipo tranquillo: cosa ha fatto scoccare la scintilla nei confronti di generi più “estremi” come l’avant-garde e il black metal?

Ciao e grazie per questa opportunità in un momento storico molto importante per Dawn of a Dark Age. Le mie prime esperienze musicali in età adolescenziale sono state la banda e il gruppo folk del mio paese, che non casualmente si ritroveranno spesso nei miei album. Nello stesso periodo devo ringraziare un mio compagno di scuola che venendo dalla Capitale a Agnone mi fece conoscere band come Metallica, Black Sabbath, Iron Maiden e Slayer. Rimasi fulminato all’istante e da quel primo impatto iniziai a cercare un punto di contatto tra il clarinetto e quella musica estrema che mi dava un’energia pazzesca e allo stesso tempo mi trasmetteva una straordinaria calma interiore. Poco dopo iniziai a suonare la chitarra provando ciclicamente a registrare qualcosa su cassetta per poi suonarci il clarinetto, ma niente di entusiasmante che mi facesse continuare in maniera decisa e convincente. Fino a che, durante un viaggio in Norvegia, mi ritrovai di fronte alla tomba di Eu-ronymous nel cimitero di Ski, e in quel momento accadde qualcosa di inspiegabile che mi spalancò le porte per fare quello che avevo in testa da molto tempo, ovvero fondere il clarinetto nel il metal estremo.

Quali sono stati i gruppi o i musicisti che ti hanno principalmente ispirato?

Se devo indicare un musicista che mi ha ispirato per fare tutto ciò fatto finora in ambito estremo, il suo nome è John Zorn. I suoi lavori (a partire da Naked City) in cui fonde free jazz con grindcore/hardcore sono stati fondamentali per farmi prendere coscienza che anche col clarinetto si potevano provare strade finora inesplorate. Quello che avevo sperimentato nei primi anni non funzionava semplicemente perché non era il genere adatto, ma da quando ho scoperto band come Satyricon, Rotting Christ e Ulver ho capito che quello poteva essere il terreno fertile di cui avevo bisogno per far germogliare il suono oscuro del mio clarinetto in ambito estremo.

“Ver Sacrum” fa parte della c.d. “Tetralogia della Memoria” partita sei anni fa con “La Tavola Osca”, nucleo originario dell’intero ciclo dedicato al popolo dei Sanniti. Quale valore riveste questo reperto archeologico all’interno della tua/vostra vicenda personale?

Il valore della Tavola Osca è direttamente proporzionale alla nascita della “Tetralogia della Memoria”, poiché tutto è nato e si è evoluto grazie alla mostra “La Tavola degli Dèi” che visitai nel 2015. Grazie a questa tavola in bronzo incisa in caratteri Osco-Sanniti e ritrovata nel 1848 vicino il mio paese natale in Alto Molise, si è accesa la scintilla che mi ha permesso di dare voce al popolo dei miei antenati, i Sanniti. Sinceramente non avrei mai pensato che nell’arco di dieci anni avrei potuto scrivere quattro album così differenti tra loro ma allo stesso tempo accomunati dallo stesso legame di sangue.

La “Primavera Sacra” (Ver Sacrum) è un rituale di passaggio praticato da diverse popolazioni italiche fin dall’età del bronzo. Puoi spiegare ai nostri lettori di cosa si tratta?

Il Ver Sacrum è un antico rito nato in momenti di grave crisi come carestie e epidemie. La comuni-tà prometteva agli dei di consacrare tutti i primogeniti nati la primavera successiva affinché con-cedessero salvezza e prosperità nei raccolti. Ma a un certo punto le madri si ribellarono a questa barbarie, fuggendo con i loro neonati sulle montagne e rompendo il patto fatto con Mamerte. Fu solo grazie al Consiglio degli Anziani che, dopo aver consultato l’Oracolo dell’isola galleggiante sul Lago di Cotilia, trovarono un ‘compromesso’ con il potente dio della guerra. Questo nuovo patto prevedeva che al posto dei neonati sarebbero stati sacrificati due tori, ma a patto che al compi-mento del ventesimo anno di età, avrebbero lasciato la loro terra natia per conquistare nuovi ter-ritori e portare a nuove genti la devozione alla sua figura. E proprio durante una di queste migra-zioni, i Sabini, guidati da un toro e dal guerriero Comio Castorio, arrivarono nei pressi di un luogo con tre grandi pietre. E da quel posto, l’attuale Pietrabbondante, nacque la grande Nazione Sanni-ta (anche se ci sono ancora dei dibattiti riguardo il luogo di approdo).

In che modo avete articolato le quattro “parti” del disco: Ira di Memerte – Oracolo – Rito della consacrazione – Partenza (e nascita della regione Sannita) al fine di creare un’esperienza coerente per l’ascoltatore?

“Ver Sacrum” si è evoluto in maniera naturale sia a livello di concept che da un punto di vista prettamente musicale, e come appena detto, il viaggio parte dalla Sabina e arriva fino in Alto Molise.

Quanto è stato centrale il lavoro di ricerca ed esplorazione nella costruzione dell’identità sonora del progetto?

Devo ammettere che quando ho deciso di creare un prequel a tutto ciò fatto finora, molti degli argomenti contenuti in “Ver Sacrum” li avevo affrontati precedentemente con i tanti studiosi con i quali mi sono confrontato per avere informazioni e fonti utili per gli altri album. Una volta che ho iniziato a comporre l’introduzione la storia si è raccontata da sola, nota dopo nota.

Non siete nuovi a questo tipo di epopee: cavallo che vince non si cambia?

Non sono il tipo che si accontenta minimamente di una formula pre-stabilita, anzi sono l’esatto opposto. Tutti gli album della “Tetralogia della Memoria” sono incentrati su dei concept, che cerco di far camminare con i propri passi nella maniera più organica e naturale possibile. Quello che li accomuna è ciò che chiamo ‘visione aerea’, una sorta di copione cinematografico del quale so solo dove inizia e dove finisce la storia da narrare. Quello che accade al suo interno varia di volta in volta a seconda della direzione che prende l’album, senza alcuna regola stabilita, ma semplicemente seguendo questa idea.

La vostra prima “saga” datata 2015 è una raccolta di sei dischi, rilasciati a distanza di sei mesi ciascuno, con all’interno altrettante sei tracce (6-6-6 un perfetto numero della bestia)… ci avevate mai fatto caso?

Diciamo che in tutti i progetti che porto avanti parallelamente a Dawn of a Dark Age (INCANTVM , Notturno e A.M.E.N.), cerco di non lasciare niente al caso. Quando ho iniziato a scrivere la saga “The Six Elements” nel 2012, l’idea del 6 è stata alla base del tutto e mi fa piacere che abbia notato queste ‘coincidenze’.

Ritenete che sia presente una buona componente mistica ed esoterica nei vostri progetti?

La componente mistica è molto presente in Dawn of a Dark Age sin dall’inizio, mentre quella esoterica è alla base di INCANTVM e A.M.E.N.

Rispetto alla esade dedicata a sei elementi: Earth – Water – Fire – Air – Spirit/Mystères, con la “Tetralogia della Memoria”, noto un’evoluzione in termini di sonorità. Nello specifico colgo sfumature più vicine al pagan / folk. Qual è la maggiore trasformazione che hanno subito i Dawn Of A Dark Age in questi anni?

Il periodo degli ‘Elementi’ potrei definirlo come una sorta di ‘palestra’ per entrare a tutto tondo dentro gli stilemi del Black Metal e cercare di carpirne le varie sfaccettature. Provenendo dall’Orchestra Sinfonica e dal Jazz, per entrare a 360° nel mondo dei blast-beat, delle chitarre tre-molate, dei muri di suono etc., mi sono dovuto rimboccare le maniche e capire come far quadrare il tutto senza forzature. Questa prima fase è stata utile soprattutto per questo, per iniziare a stu-diare come portare avanti il discorso nella maniera più personale possibile, e non solo grazie al cla-rinetto. Mentre, a partire da “La Tavola Osca” (in realtà già da “The Six Elements, Vol. V, Spi-rit/Mysteres”), ho iniziato a lavorare con la citata ‘visione aerea’, e credo questo abbia influito non poco allo sviluppo del sound di Dawn of a Dark Age, tornando a parlare meno Black Metal ma più un linguaggio vicino alle mie origini paesane, quindi con la componente folk più marcata.

In un mercato dominato dallo streaming, dove l’attenzione media del fruitore è sempre più breve e l’ascolto tende a essere rapido e frammentato, considerate una scelta artistica consapevole il fatto di pubblicare un disco di trentanove minuti, oppure potete definirla una sfida alle logiche del binge-listening?

Assolutamente non sono avvezzo ad alcun tipo di sfida in campo artistico, se non quella con me stesso per quanto riguarda la realizzazione di una album o di un progetto. I brani sono il riflesso delle mie idee messe in musica, e non sono legato ad alcun tipo di minutaggio e di stilemi. Sicuramente per entrare a contatto con la mia musica non puoi farlo mentre passi l’aspirapolvere o stai lavando i piatti. Se invece sei curioso e vuoi viaggiare nel tempo e immergerti nella storia narrata all’interno dei miei dischi, allora devi metterti comodo e spenderci del tempo. Nel momento in cui sacrifico le mie idee al servizio della cosiddetta musica di consumo, allora sarà il segnale che questo percorso è finito.

Trentanove minuti in quattro tracce, specifico…

In effetti poteva essere anche “Ver Sacrum” un’unica traccia di questa durata, un po’ come “La Tavola Osca” e “Le Forche Caudine”, proprio perché è un viaggio che si compie dal prmo all’ultimo secondo senza interruzioni.

Cosa c’è dopo Ver Sacrum?

Al momento un periodo di stasi, così come dopo aver chiuso la saga degli Elementi. In futuro vedremo se ci sarà ancora qualcosa che mi ispiri per mettere ancora le mani in pasta con Dawn of a Dark Age in studio, anche se ho ancora tante energie e idee da mettere in campo per altri progetti.

Dove potremo incontrare i Dawn Of A Dark Age, prossimamente?

Sicuramente live! Al momento stiamo lavorando a altre date che potrete trovare tra qualche settimana sulle nostre pagine di Facebook ed Instagram, oltre che sul nostro sito.

Ti ringrazio per il tuo tempo e ti auguro in bocca al lupo per la promozione di Ver Sacrum!

E io ringrazio te e i lettori della tua webzine! A presto.

Track list

1. Il Voto Infranto (L’Ira Di Mamerte)
2. Il Consiglio Degli Anziani (L’Oracolo)
3. Il Rito Della Consacrazione
4. Venti Anni Dopo: La Partenza (Nascita Della Nazione Sannita)

Line-up:

Vittorio Sabelli – Clarinetti, Clarinetto Basso, Organetto, Chitarre, Basso, Organo, Piano
Ignazio Cuga – Voci e Cori
Diego ‘Aeternus’ Tasciotti – Batteria


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