2 Cents è una rubrica che raccoglie tutte le domande non richieste e quelle che, da bassisti, sperate di non sentirvi mai chiedere.
Nella quarta puntata ho interrogato Pier Piras content creator, compositore e arrangiatore sardo. Profumo di mirto e vibrazioni positive: il basso acustico scalda l’anima.

PARENTAL ADVISORY ⚠️ EXPLICIT CONTENT: tutte le informazioni qui sotto riportate sono puramente illustrative e riflettono opinioni personali. La realtà che stai leggendo potrebbe essere solo frutto di un’illusione. Pillola rossa 🔴 o pillola blu 🔵? Ciò che credi di sapere è un inganno… il basso non esiste davvero (o forse sì?)
Track 1. Presentazione
Ciao bassista! Presentati e raccontaci qualcosa su di te: in che gruppi militi? Porti avanti dei progetti personali come ad esempio un podcast oppure crei contenuti per Youtube e/o altri social?
Ciao! Intanto grazie per l’invito, è un piacere essere qui. Mi chiamo Pier Piras, sono un bassista e compositore sardo. La mia ricerca musicale (al momento!) si muove principalmente attorno al basso acustico, strumento che porto al centro del mio progetto solista. Il mio percorso artistico unisce sonorità mediterranee, world music e influenze del jazz contemporaneo. Parallelamente, cerco di portare avanti anche una presenza online, dove condivido contenuti legati alla mia musica e al mio modo di vivere e studiare lo strumento. Potete seguirmi sui miei canali social.
Come ti sei avvicinato al basso elettrico?
In realtà ho iniziato come cantante… e pseudo-chitarrista! Poi è successo qualcosa di completamente inaspettato: un giorno il bassista della band non si è presentato alle prove. Così, un po’ per necessità e un po’ per curiosità, ho deciso di affittare il basso della sala prove e provarci. Da quel momento è stato amore al primo tocco. Ho capito subito che quello sarebbe stato il mio strumento.
Sei tu che hai scelto il basso o è lui che asceticamente ha scelto te?
Penso sia stato un mix di entrambe le cose: da un lato la situazione un po’ improvvisata, dall’ altro una sensazione immediata, quasi naturale. Con le quattro corde sotto le dita mi sono sentito subito a casa, come se fosse lo strumento che stavo cercando da sempre.
A che età hai iniziato a suonare?
All’ incirca tra i 13 e i 14 anni.
È davvero mai troppo tardi per prendere in mano un basso e cominciare a suonare?
Penso che non sia mai troppo tardi per iniziare a suonare uno strumento. Se da giovani si ha sicuramente più energia, con il tempo si acquisiscono metodo ed esperienza, che diventano una marcia in più fondamentale! Alla fine è proprio l’equilibrio tra entusiasmo ed esperienza a fare davvero la differenza.
Ti reputi un chitarrista mancato?
Forse no o forse sì?!? Alla fine spero solo che esca della bella musica dalla testa, dal cuore e dalle mani!
Spesso il basso elettrico viene considerato uno strumento invisibile: etichettato come il “fratello sfigato” della chitarra, quello meno interessante e che nessuno nota, ma di cui tutti sentono la mancanza quando sparisce. Uno stereotipo a cui siamo fin troppo abituati. E’ veramente così?
Domanda molto interessante! Penso che il basso, come qualsiasi altro strumento, possa essere penalizzato da diversi fattori: scelte di suono, di mix, di arrangiamento o anche semplicemente dall’intenzione musicale. C’è poi il contesto artistico: in ensemble molto densi, ricchi di strumenti e parti, il basso tende spesso a essere relegato a un ruolo di supporto. Ma è un supporto fondamentale, come dice la parola stessa. Anzi, c’è una cosa che mi piace sempre sottolineare: quando il basso c’è e “non si sente”, spesso sta facendo perfettamente il suo lavoro. Ma quando c’è e non funziona… crolla tutto il pezzo.
Bassista che ti ha ispirato a suonare?
Steve Harris e i mitici Iron Maiden!
Il mondo visto dal basso è sottosopra?
Può essere anche una visione “speculare”. Forse proprio il fatto di osservare il mondo “dal basso” ti dà la possibilità di coglierne un’altra dimensione, una realtà parallela, ma senza esserne estraneo. È semplicemente uno sguardo diverso, profondo, che resta comunque parte integrante dell’insieme.
Track 2. Domande da incubo
Il basso si sente?
Sì, se lo si fa sentire.
Ti è mai capitato di non sentirti durante una live?
Eeeeh! Tante volte, però bisogna sempre portarla a casa e ingegnarsi per sentirsi anche quando non ci si sente.
Il basso ti “parla”?
Mi sussurra costantemente.
Hai mai parlato tu con il basso? Se sì ti ha mai risposto? E se ti ha risposto cosa ti ha detto?
Sì, assolutamente. Anche se, a volte, le risposte stanno più tra le note e i silenzi che nelle parole. Ed è proprio questo il bello: ci sono momenti in cui la musica riesce a dire tutto, senza bisogno di spiegare nulla. E in quei casi, sto bene anche senza una sola parola di mezzo.
Hai dato nomi ai tuoi bassi?
Ad alcuni sì! Non a tutti!
Sono maschi, femmine oppure non si definiscono? [Io ne ho uno che non si definisce ad esempio, è un Jackson che vuole essere un Rickenbacker]
Bellissimo il Jackson che vuole essere un Rick! In realtà ho dato nomi diversi, sia maschili che femminili ma anche di colori o oggetti: Melisandre, John, Red, Lingott’, Turchese, Tagliere..
4 o 5 corde?
Per me, “casa” è a 4 corde. Peró suono sia il 5 che il 6, penso che anche loro abbiano tantissimo senso!
A Jaco ne bastavano 4?
A Jaco bastava suonare e faceva musica di gran classe, corda più o corda meno!
Oltre quante corde un basso diventa una tangenziale?
Penso che dipenda sempre da chi lo suona. L’importante è sempre la musica che si fa, non lo strumento che si suona.
Tecnica o sentimento?
Tutte e due!
Queste due dimensioni complementari [tecnica e sentimento] possono coesistere in un’esecuzione musicale, o il loro incontro creerebbe una sorta di ‘singolarità’?
Credo che le due cose possano coesistere. E, per fortuna, siamo circondati da tantissimi esempi che lo dimostrano ogni giorno.
Ma la tecnica è FREDDEZZA? Prendiamo come esempio un John Myung nei Dream Theater, lo consideri un tipo freddo e calcolato?
Per me no, assolutamente. Anzi, è un musicista fantastico, che dà un valore enorme al sound della band. La tecnica è ovunque nella musica. Spesso si tende a sottovalutare certi generi considerandoli meno “tecnici”, ma in realtà ogni linguaggio musicale ha una sua tecnica, molto specifica e tutt’altro che banale. Altrimenti saremmo tutti in grado di suonare perfettamente qualsiasi genere… e invece non è così. Non è un caso che i migliori in un certo stile siano proprio quelli che lo vivono e lo suonano davvero, senza compromessi. Quindi il concetto di “freddezza” o “calore” è sempre soggettivo.
Il bassista è il serial killer della musica? Un po’ alla Christian Bale in American Psycho?
Penso sia più una via di mezzo tra Freddy Krueger e Predator.
A tal proposito: bassista più FREDDO/A in assoluto?
Quello/a che suona nelle piazze durante l’inverno! Ormai i fari dei palchi sono LED e non scaldano più come una volta… ah, ma tu intendevi la persona? Beh, allora mi rifaccio alla risposta di prima! Chi è freddo per qualcuno può essere un fuoco ardente per qualcun’ altro.
Quello/a invece più HOT?
Beh, penso sia innegabile che John Taylor dei Duran Duran abbia fatto strage ai suoi tempi e non si può certo negare il fascino di Esperanza Spalding. Ah, poi credo che Jason Momoa e Keanu Reeves suonino il basso…
Basslines: less is more?
Non sempre. Spesso sì. Spesso no.
Plettro o dita?
La cosa più interessante è che non bisogna per forza scegliere: si possono usare entrambi, a seconda della sonorità che si vuole ottenere. Personalmente utilizzo prevalentemente le dita, ma mi piace molto studiare e suonare anche con il plettro, perché apre possibilità timbriche e dinamiche completamente diverse.
Bassi acustici: opinioni …
Sto costruendo il mio progetto principale proprio attorno al basso acustico, quindi sono di parte! Lo considero uno strumento fantastico: ha un potenziale enorme, a patto di dargli il tempo di essere esplorato davvero e, soprattutto, il contesto giusto in cui potersi esprimere.
Suono naturale o pedali?
Tendenzialmente preferisco far funzionare le cose prima “al naturale” e poi eventualmente colorare. Però capisco perfettamente che a volte l’ispirazione possa nascere proprio dal “colore” e quindi da effettistica o sound design.
Si cucca suonando il basso? [Mi hanno detto di no]
Se sei Jason Momoa o Nik West penso di sì!
Bassiste donne: hanno una marcia in più tipo 4×4 a trazione integrale o hanno solo due ruote motrici ?
Negli ultimi anni stanno emergendo tantissime bassiste straordinarie, ognuna con un linguaggio unico e un modo personale di reinterpretare lo strumento in maniera elegante e innovativa. Una su tutte è Mohini Dey, che adoro: a livello tecnico e musicale sta dimostrando quanto ci sia ancora da scoprire ed innovare sul basso elettrico. E poi c’è la nostra “madrina”, Carol Kaye, che non solo ha fatto la storia dello strumento… in un certo senso, l’ha scritta. Quindi direi che si hanno tutte le marce che si vogliono!
4 aumentata o 3 naturale?
Beh, entrambe hanno il loro fascino. Certo, la 4ª aumentata va usata con cognizione di causa, altrimenti rischia di perdere il suo super potere.
Quanto incidono i materiali sulla qualità del suono ad esempio i legni o la tipologia di metallo che compone le corde?
Incide tantissimo! D’altronde lo strumento è molto di più dell’insieme delle sue parti. La magia si crea quando queste parti, nel loro insieme, interagiscono fra di loro, spesso in modi non calcolati o imprevedibili.
A proposito di corde, sono come la pasta, lisce o rigate… tu di che team sei, flatwound o roundwound?
Sull’ acustico flatwound rivestite in nylon. Sull’elettrico tendenzialmente roundwound, anche se le flat ultimamente stanno prendendo terreno!
Marca di basso preferita ?
Al momento, “Cort” e “Girardi” (marchio Italiano con il quale collaboro da qualche anno)
Marca di basso più odiata ?
“Ogni scarrafone è bell’a mamma sua!” cit.
Setup perfetto ?
Preferisco avere diversi setup per le varie sonorità. Ad esempio, per slap e tapping: action bassa, per finger: media, per plettro: alta… dipende molto dal feel che sto cercando con lo strumento.
Cosa NON SOPPORTI nel magico mondo del basso elettrico?
Credo che i prezzi degli strumenti di fascia alta stiano diventando talmente proibitivi da rischiare un paradosso: magari non li suoneremo più… per paura di rovinarli! È un peccato, perché strumenti che hanno fatto la storia stanno diventando sempre più irraggiungibili per le nuove generazioni, mentre spesso strumenti di fascia più bassa risultano oggi più accessibili e, in certi casi, anche più “vivi” nel rapporto quotidiano con chi li suona. La musica però dovrebbe essere esperienza, contatto, rischio… non qualcosa da mettere sotto una teca.
Track 3. Futuro del basso elettrico
Nel corso degli anni ci siamo interrogati sempre di più sul ruolo del bassista e sulla sua utilità… in effetti siamo qui a chiederci: il bassista è anche UTILE?
Il bassista è utile se il progetto in cui suona è capace di riconoscerne il valore. Se il suo ruolo è fondamentale… ma non viene percepito come tale, allora purtroppo lo si considera erroneamente “inutile”.
Con l’evoluzione delle tecnologie digitali e dei sistemi di produzione musicale il bassista si è visto lentamente affiancare o sostituire da alcune soluzioni tecniche come backing tracks, sequencer, plug-in, groovebox e loop station. Nonostante ciò i bassisti non hanno smesso di esistere. In your opinion come cambierà o si evolverà la figura del bassista?
Penso che i bassisti oggi più che mai abbiano il compito di innovare lo strumento, cercando nuove sonorità e nuovi linguaggi che possano dargli nuova vita. I grandi del passato sono diventati tali proprio perché hanno osato… ma restano esseri umani, non divinità irraggiungibili. Non dobbiamo avere paura di uscire da ciò che hanno seminato: è proprio così che la musica continua a evolversi attraverso gli esseri umani.
AI [no, non mi sono pestata un dito] sì oppure no? E’ uno strumento utile al bassista che può aiutarlo ad alleggerire il carico di lavoro oppure solamente una minaccia che ci cancellerà tutti dalla faccia della terra?
Argomento controverso. Secondo me può essere entrambe le cose. Utile, per quelle cose che possono effettivamente migliorare la nostra esperienza sullo strumento (prevenire sbalzi di corrente, ottimizzare la durata delle batterie, restaurare partiture o file compromessi, pianificare calendari e scadenze…) Pericolosa, nel momento in cui delegheremo la nostra umanità e capacità decisionale (comporre, arrangiare, immaginare, scegliere, criticare, valutare). L’AI è un mezzo molto potente, sia nel bene che nel male. Sta a noi capire come usarlo e tenere il comando del timone, speriamo che non faccia ammutinamento!
Tra groove umano e AI generativa, chi ha davvero il controllo del basso?
Tenendo conto che l’AI va ad emulare ciò che un umano ha già fatto (in modo eccellente) prima di lei e ne ricava una pseudo-fotocopia sbiadita attraverso rumore e riconversioni…. direi groove umano tutta la vita. In più, le compagnie di IA generativa hanno posto le loro basi su un comportamento assolutamente scorretto, che ha scavalcato del tutto i diritti di esecuzione e le performance degli artisti originali. Quindi diciamo che non si sono presentati benissimo… Se però facciamo musica di cuore e cerchiamo di rompere gli schemi in modo interessante, il basso seguirà probabilmente noi. Anche perché siamo noi che diamo il materiale da copiare a questa tecnologia e se ci arriviamo prima noi… ci arriviamo prima noi!
Track 4. Saluti
Saluta i nostri lettori e lascia un consiglio per tutte le nuove leve che vogliono avvicinarsi al basso elettrico
Il basso è uno strumento nobile e divertente. Può essere ritmico e melodico allo stesso tempo, dolce ed energico, giocoso e riflessivo. Se vi state approcciando adesso a questo fantastico strumento, divertitevi. Giocate. Provate a buttare le mani e vedere cosa succede. Poi studiate. Poi ributtate le mani a caso. Poi studiate. Poi ributtate le mani a caso. E così via… ascoltate lo strumento, vi dirà lui come vuole che lo suoniate. Il vostro cuore vi darà la conferma. Detto ciò, per salutarci, ringrazio tutti gli amici e le amiche di Bass Groupie e un grazie ancora a Susanna per questa bella chiacchierata e per le domande molto interessanti e divertenti. Alla prossima, ciao!
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